Omelie di Don Antoniu Petrescu

XXXIII Domenica per annum A | 16/11/2008

Mt 25,14-30

Non è il denaro che possediamo, ma la nostra capacità di goderne che ci fa ricchi e poveri.
Affannarsi per ottenere la ricchezza senza saperne godere è come essere calvi e mettersi a fare collezione di pettini.
Non possiamo sperare di entrare un giorno nel regno di Gesù con i nostri beni personali.
Infatti non c’è alcun denominatore comune tra i beni del regno e ciò che potremmo portarvi da noi stessi.
Ecco perché, come nella parabola che abbiamo appena ascoltato, è Dio che prende l’iniziativa, e i beni che ci distribuisce sono i suoi beni, anzi, ce li affida.
La sfumatura è significativa.
Se Dio vuole affidarci i suoi beni, è perché ha scelto di darci fiducia.
E aspetta da noi una sola cosa: che facciamo affidamento su di lui, a nostra volta.
Fu il caso del primo e del secondo servitore nella parabola:
“Bene servo buono e fedele….sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto..”
E’ proprio in questo che consiste la meraviglia, il miracolo permanente di questi beni che Dio ci affida: si moltiplicano da se stessi, si accrescono a nostra insaputa.
Ciò che accade al terzo servitore conferma che il messaggio della parabola è proprio questo: osare fare affidamento su Dio, attraverso la sua grazia.
Con il terzo servo le cose si svolsero diversamente.
Lui non osa fare il gioco della fiducia, che in fondo è il gioco dell’amore.
Il terzo servitore ha avuto paura di Dio.
Non ha osato credere nella grazia che gli era fatta.
Mentre questa grazia si moltiplica da sola per il cuore che l’accoglie con fiducia, è per così dire resa sterile, inoperante, per il cuore che prende paura, che pensa esclusivamente al possibile castigo, e deforma Dio in un giustiziere spietato.
La grazia è veramente grazia perché è senza calcolo.
Meravigliosa potenza della grazia, sorprendente fecondità della misericordia, pronta a rinnovare ogni giorno i suoi miracoli nei nostri cuori, alla sola condizione che osiamo il nostro consenso, dimenticando le nostre paure, e rendendo semplicemente grazie.
Osare acconsentire all’amore è sufficiente perché immediatamente Dio raddoppi la posta, dieci talenti per cinque, quattro per due, “perché buono ed eterno è il suo amore”.

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